Il rumore è melodia nella Medina di Fes
Testo e foto di Alberto Maria Forte FES - Il suo nome sembrerebbe derivare dal nome del fiume sulla cui riva destra venne costruita: Wadi Fās. in passato fu capitale politica e oggi è la terza città più popolosa del Marocco con quasi un milione di abitanti oltre che la più antica città imperiale. Fes, culla dell'arte e dell'artigianato, vive il giorno tra i fasti del mercato e le avventure che ne popolano le minuscole stradine. Urbanisticamente si suddivide in tre settori: la città vecchia Fās al-Bālī, la città nuova Fās al-Jdid e la cosiddetta Ville Nouvelle, di impronta più europea e realizzata dai francesi durante il colonialismo. Dalle porte dorate costruite tra il 1969 e il 1972 che fungono da ingresso al Palazzo Reale Dar el-Makhzen si costeggia la lunga reggia per arrivare alle mura della città vecchia; il Palais è un agglomerato di vari cortili, giardini ed edifici, all'interno dei quali si distinguono soprattutto la madrasa merinide, ovvero l'antica scuola coranica, e una kubba, luogo di sepoltura. Purtroppo però l'ingresso è vietato.
Non servono piantine o punti di riferimento per capire dove si trovi l'anima di questa città, basta seguire le urla dei venditori di datteri, polli ed ortaggi, lo scalpiccìo dei bambini che si rincorrono o l'aroma sprigionato da miriadi di cucine che sfornano tajin e couscous a qualunque ora della giornata. Il centro si divide principalmente in due parti: la prima è il ghetto, nato nel XIV Secolo per ospitare la minoranza giudea, situato a ridosso del Palazzo Reale; proseguendo verso nord-est si arriva alla grande piazza Bab Boujloud sulla quale troneggia l'omonima porta, o Porta Blu, che facilmente riempirà di stupore chi la osserverà per il trionfo cromatico e scenografico di cui si rende protagonista. Rappresenta uno degli ingressi più importanti alla seconda zona, la Medina Fās al-Bālī; passando sotto al grande arco ci si può soffermare al Mercato della Porta, dove mischiandosi ai numerosi abitanti intenti a fare la spesa si rimarrà inebriati dai particolari odori di spezie, distratti di tanto in tanto dal canto dei galli. Seguendo i consigli degli albergatori, leggermente invadenti, ma gentili, si arrivano a scoprire i riad come la Maison d'hôte Zohour che, con il suo salone alto più di dieci metri, i brillanti mosaici e le finestre finemente intarsiate potrà essere la culla di momenti più riposanti tra una passeggiata e l'altra, magari sorseggiando un the alla menta su morbidi cuscini.
Una volta addentratisi nella Medina, a quel punto sarà sufficiente chiudere gli occhi della mente e farsi trasportare dal tornado di suoni e colori che vestono con delicata violenza i sensi, non stupendosi se si vedranno passare accanto a sé muli stracarichi di merce che vengono utilizzati per il trasporto da una bottega all'altra all'interno del suk. Questa è una delle aree pedonali più ampie in tutto il mondo e la ricchezza di edifici, strette e tortuose stradine che si snodano tra fornai, conciatori e tessitori che costituiscono la fondamentale ricchezza della città, hanno le hanno valso il riconoscimento di Patrimonio dell'Umanità per l'Unesco. Affidarsi a una persona locale è una garanzia ed è anche il modo migliore per trasformare un viaggio in un'avventura speciale; non bisogna assolutamente appoggiarsi alle guide non ufficiali che proporranno gite cittadine ed extracittadine a prezzi molto vantaggiosi, ma spesso con brutte sorprese incluse nel prezzo. Attraversando strette salite e sperduti cunicoli, si scoprono così usanze e lavori che apparirebbero desueti a qualunque visitatore più 'occidentalizzato'; ad esempio, non sarà difficile notare un fragile vecchietto che si guadagna da vivere buttando legna all'interno di un forno le cui importanti fiamme serviranno a scaldare l'acqua dell'hammam soprastante, o che il profumo del pane può assumere fragranze inaspettate per la segreta combinazione di spezie che generazioni di fornai tramandano di padre in figlio.
Culturalmente Fes rappresenta un pilastro spirituale ed educativo del mondo musulmano; è sede dell'Università Jāmi‘at al-Qarawiyyīn, il più antico centro accademico in continua attività del mondo (859) e della conoscenza araba. Non solo sapienza, al-Qarawiyyin è soprattutto la moschea di riferimento della città che, grazie alle opere di ristrutturazione e avvaloramento succedutesi nel tempo con le dinastie Omayyade e Almoravide, giunge al XXI Secolo come la più grande di tutto il Nordafrica. Come accennato, il commercio artigianale è la forza economica di questa città, che risulta comunque povera per l'ingente arrivo di manovali e contadini dalla campagna in cerca di lavoro e la parallela emigrazione del ceto superiore verso città dall'economia più fiorente e dagli affari più garantiti, come la moderna Rabat. Le botteghe sono tuttavia opere d'arte, per i colori e l'architettura che rivelano ad un primo sguardo; le concerie sono diventate una vera e propria attrazione per la qualità dei prodotti e per la suggestione della loro ubicazione. Non sono pochi, infatti, i bar e i negozi di pellami che permettono di salire sui tetti degli edifici per guardare dall'alto gli ammassi di pelli e lo spettacolare arcobaleno delle pozze dei colori sottostanti.
Showara è la conceria più rinomata e, per chi è interessato, Yousef il garzone sarà capace di spiegare fin nel dettaglio le varie fasi della produzione, illustrando le differenti zone di cui si compone la struttura stessa (principalmente due, quella con le vasche di ammoniaca dove si raffinano le pelli grezze e quella con le vasche dei colori). Utilizzano principalmente pelli di capra, daino e dromedario, ma il punto di forza di questa antica bottega è la colorazione, usando delle tinte così sgargianti e vivaci da risultare in borse, cuscini e zaini unici nel loro genere. Altra punta di diamante è la tessitura di tappeti, berberi o kilim, di lana vergine o di cactus per accontentare ogni gusto; le visite a questi numerosi laboratori sono ornate da piacevoli storie sulla produzione della merce stessa che per la maggior parte sono arazzi tessuti da donne in isolamento sulle montagne limitrofe impiegando dai sei agli otto mesi per ciascun pezzo. Le ceramiche dipinte con il caratteristico blu di Fes si possono trovare a Safi, la collina dei vasai che ospita più di 140 botteghe dedicate; la lavorazione del rame e l'intagliamento del legno proveniente dalla vicina Foresta dei Cedri chiudono il quadro dell'artigianato tipico. Arrivati a sera non c'è niente di meglio che incontrarsi in luoghi di relax e potersi gustare un buon tajin di manzo o fumare una shisha al tabacco fresco di mela. Al Café Clock, oltre a gustare un'ottima cucina, è possibile leggere un buon libro o, se si capita nella serata giusta, godersi un concerto di musica araba tenuto dai migliori artisti del posto. Meritandosi, così, la possibilità di mettere in note tutte le sensazioni, gli odori, i rumori, i colori che danno vita al fascino della antica capitale.
Come arrivare
Ryanair offre un volo diretto su Fes da Bergamo, Bologna, Pisa e Roma. Altre località del Marocco sono raggiungibili dall'Italia sempre con la low cost irlandese, con Air Arabia Maroc, easyjet e con la compagnia di bandiera marocchina Royal Air Maroc. Da ogni punto di arrivo si deve poi mettere in conto un trasporto interno. Fes è anche servita da compagnie di pullman e da una ferrovia.
La vera magia si vive di notte
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