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Gen
13

La "gente dolce" di Watamu

WatamuaperturaTesto e foto di Giusy Ribaudo

WATAMU
- Si racconta che per ingraziarsi la popolazione, i venditori di schiavi arabi usassero distribuire dolci per attrarre la gente locale e poi schiavizzarla. A questo racconto viene fatto risalire il significato di Watamu, che in swahili vuol dire appunto "gente dolce". Il villaggio si trova circa centoventi chilometri a nord di Mombasa, in Kenya. Centoventi chilometri che a bordo di uno dei pulmini locali, si trasformano in più di due ore e mezza di viaggio, a causa anche delle strade completamente dissestate e travolte dal traffico. Ma è questo percorso che segna l'incontro con il continente nero. Sarà colpa della polvere che inesorabile si alza dalla strada avvolgendo tutto, o degli odori che penetrano nelle narici o dei colori, ma in un attimo tutti gli organi di senso sono risvegliati e stregati. A rendere prezioso il gioiello di Watamu inoltre, concorre l'omonimo Parco Marino.

Quest'area protetta si trova in un tratto di costa dove si incontrano due diverse correnti oceaniche che la rendono ricca di pesci di qualunque specie, e la trasformano quindi in una meta turistica soprattutto per gli amanti del mondo sommerso e per chi ama fare snorkeling esplorando la barriera corallina. I colori del mare cambiano più volte durante il giorno grazie al gioco delle maree che ogni sei-sette ore creano atolli di sabbia, che appaiono e scompaiono, dando origine a vere e proprie piscine naturali. Inoltrarsi nelle vie di Watamu è un'esperienza di vita. La gente è cordiale, le case sono prive di corrente elettrica e si vive perlopiù nelle strade. La mentalità dei kenyoti basata sul pole pole (che vuol dire "piano piano") è radicata nelle loro vite che scorrono lentamente, apparentemente prive di preoccupazioni: qui la parola d'ordine è hakuna matata, "nessun problema". E nessuna perturbazione sembra infatti riuscire a intaccare la serenità che traspare dai sorrisi. "Vivere veramente, non solamente trascorrere i giorni" come scriveva Hemingway. Anche lui infatti aveva sentito il bisogno di raccontare la sua esperienza di questa terra primordiale, senza tempo né confini in opere come "Verdi colline d'Africa" o "Le nevi del Kilimangiaro". Partendo da Watamu è possibile ripercorrere le stesse emozioni che provò lo scrittore americano durante il suo viaggio-safari. Il Kenya infatti, oltre ad essere considerato dagli antropologi la culla dell'umanità è anche il cuore dei safari africani, qui vivono le più diverse specie di animali selvatici.

Partendo all'alba, dopo un paio di ore di viaggio è possibile raggiungere il Parco Tsavo, il più antico (1948) e il più vasto del Kenya con circa ventimila chilometri quadrati di superficie. È suddiviso in due parti (est e ovest) dal fiume Galana e ospita elefanti, impala, gazzelle, bufali, leoni, ghepardi e leopardi, mimetizzati  tra i caldi colori della savana o spesso sorpresi semplicemente all'ombra di grosse acacie e palme rafia. Nelle pozze d'acqua, come quelle delle sorgenti Mzima, sono invece frequenti gli incontri con ippopotami e coccodrilli. Per vivere un'avventura del genere non è necessario organizzare tutto prima di partire. A Watamu a disposizione dei turisti ci sono i beach boys, ragazzi del posto che si appoggiano ad agenzie locali e che offrono la possibilità di scoprire il Kenya attraverso gli occhi dei locali (oltre ad offrire un notevole risparmio rispetto ai prezzi da catalogo dei tour operator). Per riposare durante il safari ci si appoggia ai lodge in mezzo alla savana, dove è possibile pranzare e cenare all'aria aperta in compagnia degli animali, che passeggiano a pochi metri di distanza. 

Tornando verso Watamu, a pochi minuti di strada si può visitare la "città fantasma". Così viene chiamata Gede, città araba che risale al XIII Secolo, al tempo composta da grandi palazzi e moschee che ospitavano la popolazione swahili e poi inspiegabilmente abbandonata quasi cinquecento anni dopo. Oggi è possibile ammirare quello che rimane degli imponenti edifici, immersi nella sontuosa foresta di Arabuko Sokoke. Ritornare in città è un'altra piccola avventura: bisogna attraversare i mercatini. In mezzo alle bancarelle uomini e donne urlano "rafiki" (amico), nella speranza che lo sguardo si posi su una delle creazioni (ciabattine ricavate dai copertoni delle automobili o piccoli souvenir intagliati nell'ebano). L'importante è guadagnare qualcosa. "Meglio poco che niente" è un altro detto della saggezza locale. La dolcezza della popolazione traspare da ogni azione, dal modo di parlare, dall'amore per la propria terra. Ecco perchè forse nel momento in cui si riparte, si viene sopraffatti da quella che sembra un dolce malattia senza cura né dolore... il famoso "mal d'Africa".



Quando andare
Il periodo migliore per una visita del Kenya sono i mesi tra gennaio e febbraio e quelli tra giugno e settembre. Per tutto il resto dell'anno essendo Watamu una località costiera situata quasi sull'equatore il clima è caldo e molto umido, con temperature abbastanza costanti.

Come arrivare
L'aeroporto internazionale di Mombasa, circa cento chilometri a sud di Watamu, lungo la costa, è collegato all'Italia con voli Neos e Meridiana fly da Milano Malpensa, Roma Fiumicino e Bologna. Un'alternativa sono i voli Kenya Airways, che da dicembre 2010 collegano Roma a Nairobi. Dalla capitale kenyota si può poi proseguire con un volo interno sulla stessa Mombasa o, meglio, su Malindi (circa 20 chilometri a nord di Watamu). Da Mombasa o Malindi, si raggiunge Watamu con minibus locali.

Mangiare
Il nyama choma è il piatto nazionale del Kenya. Si tratta di carne alla griglia, in genere di capra. Si può gustare nei ristoranti che, molto spesso, hanno una macelleria annessa in cui la carne si acquista a peso e viene servita tagliata a piccoli pezzetti con polenta bianca, riso o verdure. Da assaggiare anche il wali wa nazi (riso al cocco), il mtuza wa samaki (una sorta di pesce al forno) e il tika (stufato di pollo).

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