Casette di paglia a Shirakawa
Testo e foto di Sonia Anselmo SHIRAKAWA - La neve sfiora i tetti e rende tutto ovattato. Anche se non ce ne sarebbe bisogno. Il villaggio di Shirakawa-go, nella valle di Shokawa, una regione montana tra Kanazawa e Takayama, nel Giappone centrale, è già un mondo a se stante, immerso come è in un tempo lontanissimo e nel silenzio. Le casette con il tetto di paglia, i mulini e i sentieri sembrano arrivare direttamente da un'altra epoca. Così remota, la regione era un rifugio ideale per i perseguitati che qui allevavano bachi da seta. Oggi il villaggio è patrimonio dell'Unesco ed è diviso in tre parti: il vasto Ogimachi con museo all'aperto e ristorante, Suganuma con nove case e tanti negozietti di specialità, e Ainokura, che sorge sul pendio della collina. Le casette sono visitabili: vengono chiamate gassho-zukuri, ne sono rimaste 150 originali e alcune sono ancora abitate. Prendono il nome dalla forma del tetto di paglia: gassho significa, infatti, mani giunte. Con un clima inclemente come questo dei monti, è necessario un tetto spiovente e resistente per sostenere il peso della neve e far scivolare la pioggia, senza far marcire la paglia.
I templi sulla spiaggia nel Tamil Nadu
Testo e foto di Iride Conti CHENNAI - Imperterriti, hanno domato pure la furia dello spaventoso tsunami del 2004. Hanno avuto qualche cedimento, ma sono ancora lì a testimoniare la grande eredità del passato e la magnificenza dell'epoca dei sovrani della dinastia Pallava, del VII Secolo. Sono i templi sulla spiaggia di Mahabalipuram, a sud di Chennai, nello Stato indiano del Tamil Nadu. Questa è davvero una cittadina ad elevata concentrazione di edifici religiosi, artistici e storici da far perdere la testa. Bellissimi, imponenti, sontuosi e incredibilmente elaborati nelle sculture e nei bassorilievi che li adornano. Come il tempio in riva al mare, quello che ha sofferto di più per il maremoto. Eroso dalle intemperie, è proprio sulla spiaggia: il sovrano Pallava, detto Mamallan (grande lottatore) che ha dato nome al posto, lo volle a ridosso del golfo del Bengala nel VII Secolo per far proteggere la città dall'oceano dal dio Vishnu. In parte c'è riuscito, anche se le onde e la corrosione hanno fatto il loro lavoro.
Terra e sole rosso fuoco a Wadi Rum
Testo e foto di Alberto Maria Forte RUM - Thomas Edward Lawrence la definiva "echeggiante, vasta, divina". In quei frangenti di ispirazione poetica alternati allo studio dei piani di battaglia che l'avrebbero fatto passare alla storia e alla leggenda come Lawrence d'Arabia. Tra i più impressionanti colpi d'occhio in terra giordana, la sabbia color fuoco del Wadi Rum dà vita alla più affascinante area desertica protetta di tutto il Medio Oriente. Alla valle si accede dal versante nord (100 km a sud di Petra o 60 km a nord di Aqaba), da una piccola strada che nelle vicinanze di Rashdiyyeh si svincola dall'Autostrada del deserto; prima di arrivare al minuscolo villaggio di Rum, un posto di blocco di polizia accerta l'identità dei visitatori, controllando così l'afflusso turistico e locale.
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