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Set
13

L'isola dell'amore e del tè verde

jejuaperturaTesto di Vincent Delisle 

JEJU - Vento e pietre nere. Vista da lontano l'isola di Jeju, o Cheju, goccia staccatasi dalla stalattite della penisola coreana, sembra un estratto lunare. In realtà, nonostante il profilo aspro e vulcanico, questo estremo lembo della Corea del Sud, fra la madrepatria e l'arcipelago giapponese, e baciato da un clima estremamente mite, è stato eletto a paradiso dell'amore dalle coppie di sposi locali che scelgono di passare qui la luna di miele. Ma l'amore su quest'isola si può declinare in maniere diverse. Non ci sono infatti solo i colombi appena convolati a nozze, ma sono presenti anche gli amanti della natura. Jeju-do, nel suo nome completo, offre in questo molteplici forme e attrazioni: dalle vedute marine ai sentieri di montagna sui fianchi del vulcano Hallasan. Ne esistono decine che si possono percorrere con un minimo di due e un massimo di quattro ore per arrivare fino alla vetta di 1.950 metri.
Sebbene piuttosto impegnative, le ascensioni offrono in compenso una vista unica. Nelle giornate terse, si può anche vedere la terraferma, a poco più di cento chilometri verso nord. Se si è fortunati, in direzione orientale si possono scorgere anche due luoghi storici in territorio giapponese: la costa di Nagasaki e l'isola di Tsushima, dove nel 1905 la flotta nipponica ebbe definitivamente ragione delle forze russe, in una delle prime guerre fra grandi potenze del XX Secolo. Ma vale la pena di concentrarsi sul lembo di terra dove si posano i piedi per scoprire che offre altre risorse. Innanzitutto, curiosità geologica, le 120 caverne formate dalle colate laviche sotterranee, che hanno consentito all'isola di diventare patrimonio dell'umanità Unesco. E poi i frutti della terra, i mandarini e il tè verde sopra tutti.
Qui esiste un vero e proprio culto del dolce frutto arancione, tanto è vero che molte persone giungono fino a Jeju-do dalla Corea continentale solo per accaparrarsi casse di esemplari scelti di persona e non affidati ai distributori che inevitabilmente li fanno giungere anche ai supermercati di Seoul, Pusan e Daejon, ma dove evidentemente hanno già un sapore più povero. E non dimentichiamo il tè. Si dice che la varietà verde che cresce su queste pendici vulcaniche sia la più buona del mondo. Un vero must da queste parti, oltre alla bevanda, è il sorbetto ricavato dalla pianta e offerto ovunque. Infine, e c'è il sospetto che anche questo abbia fatto di Jeju-do l'isola dell'amore, chi vuole può fare una visita al parco Jeju Loveland, un'area all'aperto, fitta di sculture a tema erotico, aperta nel 2004.
Non ci sono grandi centri urbani a Jeju-do. I principali sono due: Jeju, dove arrivano le navi dalla terraferma e Seogwipo, sulla costa meridionale, 97.000 abitanti, dove nel 2002 sono state giocate alcune partite dei mondiali di calcio nippo-coreani. Intorno a Jeju-do, esiste poi una collana di isolette minori. Una visita la merita sicuramente la maggiore di queste: Udo, "mucca" in coreano. Si trova pochissimi chilometri al largo della costa orientale dell'isola principale e presenta una linea costiera di soli diciassette chilometri, percorribile per intero con sole due o tre ore di bicicletta. Anche la popolazione residente è minima, circa 1.800 persone che vivono di agricoltura e pesca, ma proprio per questo Udo è ancora più rappresentativa di Jeju-do nel mostrare la vita tradizionale sudcoreana. Qui, ancora più che a Jeju, si possono osservare le haenyo, ovvero le donne pescatrici subaquee che possono scendere fino a venti metri in cerca di abaloni, ricci di mare, polpi e alghe commestibili.

Come arrivare
A Jeju-do si può volare direttamente da Seoul o arrivare in traghetto. L'aeroporto della capitale che serve l'isola non è Incheon, ma il più piccolo Gimpo. Da qui si può prendere un volo Korean Air, Asiana, Jeju Air o Jin Air. L'opzione traghetto più breve prevede una traversata dal porto meridionale di Wando o da quello, poco più a nord, di Mokpo. In alternativa si possono prendere navi da Pusan o addirittura da Incheon, che vuol dire praticamente Seoul. Quest'ultima possibilità prevede però una traversata di 13 ore e 30 minuti, mentre ce ne vogliono undici da Pusan e dalle tre alle cinque partendo da Mokpo. I voli diretti su Seoul dall'Italia e dalla Svizzera sono assicurati dalla compagnia di bandiera Korean Air e, con uno scalo nel proprio hub, dai principali vettori europei, mediorientali e asiatici.


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Foto: Visitkorea