Lapponia in primavera, due stagioni in una
Testo e foto di Luca Verduci IVALO - La Finlandia è come una donna che non ha bisogno di rifarsi il trucco: è bella così, al naturale. E questo è ancora più vero per la Lapponia. Qui, a nord del Circolo polare artico, la semplicità della natura è la vera ricchezza del territorio. Si può dunque approfittare delle ultime nevi, quando la stagione comincia ad essere più clemente, con temperature più accettabili, per avventurarsi in queste lande e fare una full immersion di foreste, fiumi e laghi ancora coperti da una crosta di ghiaccio e tanta cultura lappone, o meglio del popolo sami. Arrivando con l'aereo a Ivalo, città avamposto nella tundra con 4.000 abitanti, conviene puntare ancora più a nord e raggiungere Inari. Il capoluogo del distretto omonimo sarà anche una città più piccola di Ivalo, ma è un'ottima base per perdersi nella solitudine circostante. È anche, fattore che aggiunge fascino al luogo, il centro culturale della cultura sami finlandese e presenta un ottimo museo, il Siida, sulle tradizioni del popolo delle renne e sulla natura locale.
La Cappadocia in mongolfiera
Testo e foto di Paolo Moressoni GÖREME - Sarà pure stata una levataccia, tuttavia quando insonnoliti ci hanno prelevato dall’albergo ancora non sapevamo che ci aspettasse una delle più belle esperienze di tutta la vita. L'organizzazione ci viene a prendere direttamente in albergo alle 6.25 del mattino e fuori, oltre al freddo intenso c’è la neve e anche la nebbia. Sta per arrivare l’alba e in un paesaggio surreale finalmente giungiamo alla nostra destinazione: un campo. Qui è parcheggiato un fuoristrada al quale, per il momento, è assicurata la cesta porta passeggeri di una mongolfiera; tutt’intorno sono indaffaratissime una mezza dozzina di persone. L'adrenalina è tanta, l’attesa sembra non finire mai e niente distoglie l’attenzione dai preparativi per gonfiare il pallone; la voglia di salire è talmente tanta che vorremmo tutti andare lì vicino per reggere qualche pezzo, tirare qualche corda, o ancora, per stendere quel gigantesco telo che sarà il nostro sostegno in aria.
Tre italiani e una Panda in Africa - Parte 2
Testo e foto di Ludovico de Maistre DAKAR - Abbiamo guidato per migliaia di chilometri su piste sterrate, isolate e circondate da paesaggi mozzafiato; la gente del luogo, vedendo la macchina e il carico che portavamo, ci guardava incredula dicendo che non ce l'avremmo fatta. Nei paesi Dogon in Mali abbiamo attraversato tutta la famosa falesia riuscendo a raggiungere il Burkina Faso dopo due giorni di pista su sabbia, tra villaggi di fango e paesaggi meravigliosi. Abbiamo raggiunto l’obiettivo di consegnare una valigia piena di medicinali (10 kg tra paracetamolo, amuchina, zanzariere, garze e cerotti) portati dall’Italia a un villaggio sperduto a sud di Bamako, raggiungibile solamente dopo ore di pista mangiapolvere. Nel parco W del Burkina Faso, con una guida stupita dalla potenza della nostra piccola 4x4, abbiamo svolto un safari spettacolare e raggiunto il Point Triple dove Burkina, Benin e Niger si incrociano.

















