Testo e foto di Paolo Moressoni
VALENCIA - Nei primi anni ’90 la Generalitat Valenciana bandisce un concorso volto realizzazione di un grande progetto: la Città delle arti e delle scienze. L’embrionale idea era volta a riqualificare un’area di 35 ettari posta tra un’autostrada e il vecchio tracciato del fiume Turia; filo conduttore del programma di sviluppo era quello di dare vita a un percorso di cultura tra il vecchio centro città e la costa di Valencia. Nel 1991 vince il concorso l’archi-star valenciana Santiago Calatrava. Nelle sue opere, Calatrava, cerca da sempre ispirazione nelle forme del corpo umano, e in più, trattandosi di essere vivente, non gli basta di creare edifici, ma a gli dà vita attraverso il movimento. Infatti lo stesso architetto dice che "tutto è movimento in potenza" e ancora sostiene che "tutto cambia, tutto muore e c’è un significato esistenziale nei movimenti ciclici". Gli piace creare scalpore nel pubblico: ma è l’unica concessione alla pura esteriorità, da ascrivere al carattere giocoso del suo temperamento. Le strutture che immagina e progetta sembrano giganteschi scheletri di dinosauro praticabili: vertebre, costole, orbite vuote, pezzi di cranio.
E dentro ognuno di questi pezzi viene voglia di entrare. In certi casi addirittura ci si è dentro anche quando si pensa di esserne fuori. Il primo edificio che viene completato all’interno della città della scienza è l’Hemisferic dove il progetto trova ispirazione per la forma, le funzionalità e per le sue rispondenze nell'occhio umano. La struttura in cemento armato è composta da due archi che hanno il compito di sorreggere una struttura di metallo e vetro che contemporaneamente si muove creando l’apertura delle cosiddette "palpebre" . Al suo interno si trova il planetario, ovvero una semisfera in calcestruzzo. Questo edificio vuole rappresentare uno sguardo sul mondo e sull’universo e a tale proposito all’Imax Dome, ospitato al suo interno, viene proiettata la rappresentazione astronomica e spettacoli di intrattenimento. Il museo della scienza Principe Félipe, la cui forma rimanda invece a un’onda, è un centro interattivo, dove l'apprendimento scientifico e tecnologico avviene tramite la sperimentazione, attraverso l'utilizzo di tutti i sensi dove è vietato “non toccare”, di conseguenza, il pubblico, interagisce e sperimenta con tutto ciò che è esposto.
Chi arriva in quest’area con l’auto o con un autobus turistico, avrà il primo contatto con l’opera di Calatrava attraverso l'Umbracle. Si tratta infatti di un’architettura che svolge la funzione di parcheggio al piano inferiore, mentre al piano superiore si trova un ricco giardino e una galleria d'arte (tutto all’aperto) ospitata al disotto di in un grandioso loggiato composto da 55 archi, lungo 320 m e largo 60. La struttura più incredibile è costituita però dal palazzo delle arti Reina Sofia, che non a caso, rappresenta l'elemento principale dell'intero complesso valenciano. La sua realizzazione ha avuto origine dalla necessità di dar vita ad un luogo dedito alla divulgazione della musica, del teatro e della danza; per questo motivo al suo interno trovano posto quattro grandi sale dotate di sistemi tecnologici per la diffusione musicale e l'insonorizzazione delle singole strutture. Stilisticamente, l'Opera di Valencia, vuole ricordare la struttura di un cranio, dove il teatro è raccolto tra due involucri di calcestruzzo limitatamente uniti tra loro e coperto da una lingua che raggiunge i 70 metri di altezza. Non ci si può limitare a visitare questi luoghi solo di giorno, perché l’acqua, dalla quale gli edifici sembrano emergere, e le scenografiche luci regalano una gloria e una magia unica dell’opera di un grande artista contemporaneo.
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