Sorprese moderne a Bilbao
Testo e foto di Sonia Anselmo BILBAO - Vivibile, moderna e pulita. Bilbao è una continua sorpresa. La città dei Paesi Baschi, capoluogo della provincia di Bizkaia e a soli 17 chilometri dall'oceano, è un luogo rilassante, ma allo stesso tempo pulsante di innumerevoli attività. Come i suoi abitanti, sfreccia verso il futuro senza mai dimenticare le origini e la tradizione. In poche decadi è diventata uno dei posti culturamente e artisticamente più vivi d'Europa. Complice e causa di tutto è sicuramente il Museo Guggenheim, centro nevralgico e catalizzatore di visitatori per la città spagnola. Posto così, su un'ansa del fiume Ria, troneggia su Bilbao e fa da punto di congiunzione tra le varie zone. Luccicante sotto il sole o sotto i riflettori dopo il tramonto (che in questa parte di Europa così spostata a ovest arriva con 40 minuti di ritardo rispetto all'Italia), nonostante sia maestoso, è perfettamente integrato nel panorama.
Liegi credente e gaudente
Testo e foto di Luca Verduci LIEGI - Città belga, eppure così francese, dalla forte connotazione clericale eppure anche gaudente, con una profonda impronta storica, eppure molto aperta alla modernità. Quarto centro urbano del Belgio, con i suoi circa 750.000 abitanti, Liegi raduna tutte queste anime, apparentemente contraddittorie, in un armonioso mélange. A poche città al mondo è concesso il privilegio di conoscere la data precisa della fondazione. A Liegi se ne conosce anche il giorno: convenzionalmente è il 17 settembre del 705, quando cioè il vescovo Lamberto da Maastricht, capo della diocesi cittadina, venne ucciso dalle truppe di Pipino II di Héristal in quella che oggi è la centralissima Place Saint-Lambert. E qui una volta sorgeva anche l'imponente cattedrale, rasa al suolo a partire dalla Rivoluzione francese in un'indefessa distruzione durata ben 35 anni. Al suo posto, a indicarne il volume, sorgono oggi pilastri di metallo che riescono appena a rendere l'idea di una massa di pietra più grande di Notre-Dame di Parigi.
Colori d'autunno: una Provenza tutta blu
Testo di Sonia Anselmo VALENSOLE - Viola, indaco, lilla, blu e azzurro. Se la vista è accontentata dai colori, l'olfatto resta inebriato dal profumo persistente. Sono i campi di lavanda della Provenza che si tingono di mille sfumature e lasciano storditi. L'inizio della fioritura è in primavera, ma la pianta continua a fare i suoi incantevoli fiorellini fino all'autunno. Nel paradiso del sud della Francia esiste la Route de la lavande: una strada panoramica che attraversa coltivazioni, villaggi, panorami, paesi arroccati e cittadine come Valensole e Sault, considerate le "capitali" della piantina viola. In quest'angolo anche in autunno tutto ruota intorno all'arbusto: feste popolari, ateliers, botteghe, sagre. Del resto, la lavanda è una pianta eclettica, che funziona per qualsiasi cosa: per i profumi, per i saponi, per le candele, per gli oli essenziali. Un vero concentrato di potenza, salute e bellezza usato da tempo immemore in erboristeria e nell'industria farmaceutica. Disinfetta, placa l'ansia e il nervoso, concilia il sonno, previene i pidocchi, tiene lontane le zanzare. I suoi fiori essiccati sono usati come ornamento per segnalibri e bomboniere e infilati in sacchettini di cotone per profumare gli armadi e prevenire le tarme. In più, anche in cucina è un ingrediente versatile: come aroma e come erba essiccata viene scelta per risotti, tagliolini, salse, condimento per carne, biscotti e torte varie.

















