Le ultime nevi del Queyras

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Nascosto si diceva, e in effetti, nonostante la vicinanza al confine col Piemonte, l’accesso alle valli del parco è possibile solo percorrendo chilometri di strade curvilinee di montagna, tanto per prepararsi alla meta. Così, grazie alla strada D-902 si arriva ad Arvieux e poi da lì si può scegliere se proseguire per Château-Ville-Vieille, Aiguilles, Abriès e Ristolas oppure per Molines-en-Queyras e Saint-Véran, o ancora per Ceillac. La sentinella della valle è l’imponente castello di Château Queyras, una fortezza dalle origini storiche ancora non chiarite, anche se risulta che la collina su cui sorge era già fortificata per difendere l’accesso alla regione nel XIII Secolo. Di proprietà dell’esercito francese fino al 1967, è oggi un luogo visitabile e aperto al pubblico. Vale la pena arrampicarsi fin quassù al Queyras anche per godere delle ultime nevi di stagione, pur se gli impianti sciistici hanno già chiuso dalla fine di marzo, ma nelle valli in ombra la coltre di neve che ancora a tratti imbianca il paesaggio rimane suggestiva. 
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Per quanto riguarda le attrezzature, qui i chilometri dedicati allo sci alpino sono ben 130 e 100 quelli per lo sci di fondo o per le racchette. In fin dei conti, per lunghezza delle piste, si tratta sempre del primo territorio sciistico della Francia del sud e il terzo a livello nazionale. Ma questo non va a discapito della vera passione degli abitanti del luogo, che, come si diceva, è quella appunto di proteggere il proprio territorio. Anche i responsabili del turismo ricordano infatti che qui gli impianti hanno una grande vocazione ecologica e che invece delle attività per le masse si preferiscono quelle più soft, con percorsi sciistici in mezzo agli alberi piuttosto che le grandi piste da discesa. Certo, la neve non è l’unica risorsa del comprensorio: il carattere ancora selvaggio del parco rende infatti il Queyras l’habitat ideale per molti rappresentanti della fauna alpina e qui si possono trovare camosci, ermellini, lepri variabili, volpi, stambecchi, la minacciata pernice lagopede (Lagopus muta) e maestose aquile. Il fondo della valle di Abriés, dopo Ristolas, ospita poi una riserva naturale in procinto di diventare Patrimonio dell’umanità dove si può incontrare la salamandra nera (Salamandra atra), una specie endemica che riesce a vivere grazie all’umidità che si crea dalla nebbia proveniente dal versante italiano del Monviso. E poi vanno ricordate, soprattutto adesso che la stagione diventa più clemente, le numerosissime attività primaverili ed estive, dal trekking, al rafting nel torrenti all’arrampicata su roccia.
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Ma il Queyras è anche luogo di forti tradizioni. Un aspetto che si può apprezzare a cominciare dalle numerose costruzioni in legno di larice o di pino, rigorosamente esposte a meridione, ma anche dall’importante impronta valdese, originatasi quando i protestanti francesi si rifugiarono in quest’angolo del regno a seguito delle lotte di religione dei secoli XIV e XV e che oggi si riconosce nel tempio valdese di Arvieux. Per non parlare della lingua occitana, che da queste parti sopravvive grazie anche all’opera di Stéphane Simiand, fondatore del museo delle tradizioni e dell’arte di Ristolas, nonché romanziere. E poi non si possono non citare le tantissime meridiane che ancora oggi si vedono sulle pareti esterne delle case. Una volta simbolo di prestigio delle famiglie che le commissionavano ai migliori artigiani (come l’italiano Giovanni Francesco Zarbula), vengono amorevolmente restaurate, ma anche realizzate ex novo e rigorosamente registrate da un censimento apposito. Si dipingono sui muri solo in primavera e in autunno, per avere la temperatura ideale per far asciugare i colori. A proposito di tradizioni, una delle più forti è stata quella della cottura del pane nei forni pubblici, ancora visibili e usati fino agli anni Settanta. Qui le famiglie portavano il proprio pane, marcato per riconoscerlo, due volte l’anno, quando le pause del lavoro agricolo lo consentivano. La vita della regione del Queyras è stata infatti sempre segnata dai duri ritmi dell’agricoltura e anche da quelli dell’emigrazione nei periodi più difficili, con gli uomini dei villaggi che d’inverno si spostavano a Grenoble, Marsiglia e anche a Lione per lavori stagionali. Un passato che non si vuole cancellare, ma di cui si parla con orgoglio, anche oggi che col turismo la valle conosce una nuova giovinezza. Un piccolo segreto fra le Alpi, come sottolineato anche dall’Ente del turismo locale nell’indovinato slogan, “un segreto da condividere”.
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Come arrivare
Dall’Italia in treno fino a Oulx e poi lungo la Statale 24, direzione Monginevro-Briançon. Da qui si percorre la strada D-902, verso Arvieux.

Dove dormire
Gli alberghi del parco sono tutti molto caratteristici e tradizionali. Da segnalare l’hotel Les Chalets du Villard a Saint-Véran con arredamenti in legno e un’ottima vista sulla valle e l’Hôtel Bellevue di Aiguilles nel cui sottosuolo si invecchiava il formaggio “di grotta” Bleu du Queyras, tipico della regione.

In collaborazione con Office de Tourisme du Queyras
Foto: Latitudine X,  Office de Tourisme du Queyras

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