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Lug
15

Skagen, il borgo dei pittori tra i due mari

skagenapertturaTesto e foto di Sonia Anselmo  

SKAGEN - La chiamano "ora blu": è quel periodo di tempo tra il tramonto e il crepuscolo che tinge il cielo di un azzurro luminoso, quasi accecante. È una delle caratteristiche della natura locale, a Skagen, delizioso borgo sulla punta estrema della Danimarca. Proprio per questa luce così particolare fu scelto da alcuni pittori come casa e come ambientazione dei loro quadri, nel tardo Ottocento. E' la scuola di Skagen, un manipolo di artisti che ha ritratto la vita di ogni giorno di questi lidi, i pescatori, le onde, i bambini gioiosi che fanno il bagno, i picnic all'aperto. Ma anche la malinconia e lo struggimento nei ritratti delle donne, spesso e volentieri non solo mogli e modelle dei pittori, artiste loro stesse.


Come Anna Ancher, compagna di vita di Michael, tra i più rappresentativi autori della scuola di Skagen, nata e cresciuta in questo borgo: precisamente nell'hotel Bondums, nel cuore della cittadina, tuttora adibito ad albergo, e all'epoca punto d'incontro degli artisti. Qui si vedevano per un pasto e per discutere d'arte, nei saloni che hanno ancora il profumo di una volta. Proprio di fronte al romantico hotel, sorge il museo che racchiude moltissime opere di questi protagonisti, a cominciare da P.S. Kroyer, uno dei maggiori artefici della scuola. Kroyer, maniaco depressivo e pittore geniale, è tornato di moda grazie ad un film di Bille August, il regista di "Il senso di Smilla per la neve" e "La casa degli spiriti", riapprodato al cinema e alla sua terra d'origne. August ha firmato "Passion of Marie", una pellicola di forte impatto emotivo basata sulla storia personale di Kroyer e di sua moglie Marie, al centro di un triangolo amoroso.

Girato a Skagen, il film rende al meglio i panorami, le luci e i luoghi del borgo che offre parecchi spunti per una visita. Continuando con l'itinerario artistico, sulle orme degli esponenti intellettuali, è impossibile evitare la casa dove visse la coppia Ancher: deliziosa e spaziosa, sorprende per quanti soggetti i due abbiano dipinto nella loro vita, come ad esempio i realisti uccelli che abitano queste zone, dipinti su tutte le porte delle stanze. Siccome qui non c'era solo pittura, ma anche letteratura, vale la pena un salto alla casa del drammaturgo Holger Drachmann: i suoi enormi cappelli, segno distintivo del suo look, e le ciabatte poste a lato del letto sembrano aspettare il ritorno del proprietario da un momento all'altro. Così come i quadri alle pareti riflettono la bellezza del posto. Eh sì, perchè se un itinerario è legato all'arte, il motivo principale per venire a Skagen è senz'altro la natura.

Qui soffia spesso un vento forte, che porta la sabbia ovunque, si ritrova persino tra i pigmenti di colore dei quadri dei pittori. Da queste parti, sono abituati: in passato la sabbia ha distrutto l'intera chiesetta a due passi dal villaggio, ora resta soltanto il campanile, per metà insabbiato. Ci si arriva con una comoda passeggiata in bicicletta, mezzo usato da tutti per spostarsi, tra sentieri ricoperti di vegetazione e da rose canine, piantate proprio per tenere a bada la sabbia. Così come si arriva al vecchio faro, che l'erosione e la crescita della terra, hanno spostato a centinaia di metri dal mare, rendendolo un monumento. Da qui, una comoda strada collega il nuovo faro al porto commerciale, costeggiando chilometri di spiagge, che l'estate si animano di bambini e gente che fa il bagno, proprio come nel quadro di Kroyer di un secolo fa. Niente sembra cambiato in questo angolo di Danimarca: le case dipinte di "giallo Skagen", una particolare tonalità dovuta ad uno sbaglio nel miscelare le tinte, e con una fila di sassi raccolti in spiaggia a fare da guarnizione, l'odore salmastro che impregna qualsiasi cosa, i relitti delle numerose imbarcazioni che sono affondate da queste parti, un braccio d'acqua molto frequentato da mercantili di ogni nazionalità ancora oggi.

Non a caso, il porto è stato costruito e ampliato qualche decennio fa, proprio per adeguarsi al commercio e alle tante richieste di ospitalità marittima, con annessi stabilimenti per la lavorazione e conservazione del pesce e dei crostacei di questa zona. Che poi sono alla base delle ricette e della gastronomia locale, da apprezzare nei tanti locali con le panchine all'esterno affacciati sul piccolo porto turistico o nell'animata via principale, che la sera del sabato diventa palcoscenico ideale per le danze di abitanti e turisti. Ovviamente innaffiate dall'ottima birra che si produce qui: un salto al piccolo birrificio Skagen Bryghus è d'obbligo per assaggiare uno dei trentaquattro tipi, alcuni dai nomi che ricordano il folklore danese e i suoi folletti o dedicati alle glorie locali, come Drachmann. Ma se Skagen è un piccolo gioiello, ancora più suggestiva è la sua "estensione", ovvero la punta estrema della Danimarca, qui chiamata Grenen.

Una lunga striscia di sabbia bianca, raggiungibile a piedi o con gli speciali bus dalle ruote giganti. E' un sogno, un apparizione naturale che lascia basiti. Qui si abbracciano in una festosa spuma bianca le onde del mar del Nord da una parte e quelle del Mar Baltico dall'altra. Si uniscono in un fruscio leggero se il sole illumina l'acqua, si schiaffeggiano con impeto se invece il tempo è inclemente e il vento la fa da padrone. In qualsiasi modo siano le condizioni atmosferiche, non c'è dubbio che questo sia uno spettacolo unico e incantevole, di quelli che rimangono impressi nella memoria per sempre. Al quale si uniscono altri elementi: gli uccelli migratori che si sistemano al riparo e i leoni marini che si scaldano sulle rocce che affiorano. E  quasi quasi si immaginano davanti agli occhi Anna Ancher e Marie Kroyer passeggiare sulla riva, come nel celebre quadro. Perchè quest'angolo incantevole della Danimarca sembra davvero un dipinto impressionista.

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