Turismo alternativo

La storia di Gorongosa, invece, è più complicata, e va nella direzione opposta a quella del suo salvatore: dalla gloria allo sfacelo. “Il luogo dove Noè approdò con l’Arca”: così, negli anni ’60, i coloni portoghesi definivano il parco, tanto era ricco di fauna. Le strutture turistiche originarie, costruite negli anni ’40, erano andate completamente distrutte, il verde abbandonato a se stesso e ai leoni. Nel 1976, anno successivo all’indipendenza, Gorongosa fu teatro di una sanguinosa guerra civile. I miliziani e i bambini-soldato delle due fazioni si affrontavano all’ultimo sangue nelle sue foreste e per procurarsi il rancio volgevano i Kalashnikov contro gli animali. In sedici anni i soldati uccisero e arrostirono 14 mila bufali, seimila zebre, tremila ippopotami, quattromila elefanti, migliaia di leoni e gazzelle, impala e waterbucks (antilopi), portando tutte le specie del parco sull’orlo dell’estinzione. Nel 1992, anno degli accordi di pace, il Mozambico era allo sfascio: Gorongosa – 4.000 kmq, una biodiversità fra le più ricche del mondo, 50 ecosistemi diversi – un cimitero.
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In questi anni la natura ha fatto quanto ha potuto per cicatrizzare le ferite, leoni, ippopotami e bufali sono tornati a popolare le savane e i fiumi, ma il vero impulso alla rinascita del parco (cui il governo semplicemente non aveva fondi da destinare) è arrivato da Carr. A lui si deve la reintroduzione di animali provenienti dal Sudafrica, la costruzione di un ecolodge, la formazione di ranger e l’acquisto di uniformi e fucili, questi ultimi per combattere una seconda guerra, quella contro i bracconieri, che a Gorongosa cacciano non per le pelli, i trofei o altre frivolezze del genere, ma per sfamarsi. In Mozambico (172mo Paese in classifica per indice di sviluppo umano), la popolazione semplicemente patisce la fame: nella regione di Gorongosa i contadini riescono a malapena a coltivare il necessario per sostentarsi, nessuno di loro ha mai visto una mucca né assaggiato il latte (se gliene offrite, lo guardano con sospetto, temendo che vogliate avvelenarli), il loro unico commercio è quello del carbone, prodotto bruciando ettari di foresta. Nei momenti di maggior disperazione lo portano in bicicletta fino a Beira, 200 km a sud, dove si spuntano 30 centesimi di euro in più al sacco.

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Gorongosa è il Mozambico più arretrato, in un certo senso il suo cuore di tenebra, dove persistono le tradizioni più antiche come quella dei regulos, i sovrani locali: nonostante siano il più delle volte irrecuperabili ubriaconi, hanno più potere del governo. Per legge il Frelimo, il partito di maggioranza, concede loro una bicicletta, un’uniforme da vigile coloniale e un vitalizio di sei euro al mese. È l’attaccamento alle tradizioni, si è detto spesso, che condanna l’Africa al suo eterno medioevo: eppure le tradizioni svolgono ancora a tutt’oggi un ruolo fondamentale nel preservare la delicata interazione fra uomo e ambiente. Lo stesso Carr ha provato sulla propria pelle l’importanza delle tradizioni all’esordio della campagna mozambicana, scontrandosi con una miriade di impedimenti dovuti alle ataviche superstizioni degli abitanti. Nonostante gli innumerevoli ostacoli, l’iniziativa di Carr, che in breve tempo è diventato il maggior datore di lavoro della regione, ha portato speranze e una relativa prosperità: finora la sua fondazione ha assunto oltre 600 persone e lo scorso anno ha costruito a Vinho un piccolo ospedale con due infermieri residenti: una specie di miracolo, in una nazione dove c’è un medico ogni 80mila abitanti.

Quando andare
Il parco di Gorongosa è aperto al pubblico da aprile a fine novembre.

Come arrivare
La compagnia portoghese Tap vola dall’Italia a Maputo via Lisbona. La compagnia di bandiera mozambicana Lam opera più voli giornalieri da Maputo a Beira, l’aeroporto più vicino a Gorongosa. La tariffa a/r è di circa 200 euro. Il campo di Chitengo si preoccupa dei transfer da e per l’aeroporto, che dista circa 200 km dal parco. Il soggiorno di una notte in pensione completa al campo di Chitengo costa intorno ai 100 euro. Per prenotare: reservas@gorongosa.net.

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