Stromboli, perla nera dell'Eolie

Stromboli, perla nera dell'Eolie

Testo di Angela Rubino GINOSTRA - Fuori stagione, quando l'aria rarefatta sa di primavera e non c'è ancora la folla, il fascino è ancora maggiore. L'acqua può essere calda, l'orizzonte limpido e la tranquillità…

Bologna, vocazione musicale

Bologna, vocazione musicale

Testo di Massimo Bernardi BOLOGNA - Musica, cultura e torri. Bologna è legata indissolubilmente a queste caratteristiche, con uno dei centri storici più estesi d'Italia, una delle Università più antiche e i tanti musicisti…

Londra da mangiare al Borough Market

Londra da mangiare al Borough Market

Testo di Claudia Di Meo LONDRA - Sotto la curva del fiume. Giusto all'angolo con London Bridge. Tra il gotico romano della Southwark Cathedral, il moderno dello Shard e il fiume lento  che…

Le rotte golose della Normandia

Le rotte golose della Normandia

Testo di Gioia Stella Mesano ROUEN - È  la terra adatta ai golosi. Formaggi, frutti di mare, mele e liquore. Un trionfo ricco di gusto per una meta che  offre tantissimo agli appassionati di…

A casa di Shakespeare

A casa di Shakespeare

Testo e foto di Sonia AnselmoSTRATFORD UPON AVON - Le famiglie si godono il picnic sui prati o sotto la magnolia in fiore, le coppie remano sulle barchette sulle acque calme, i bambini danno…

Nikko e il fascino antico del Giappone

Nikko e il fascino antico del Giappone

Testo di Sonia Anselmo NIKKO - La neve depositata sulla strada, accanto ai templi, sulle scale, forma uno spesso strato. Mentre un monaco si  dà da fare per spalarla, il suo bianco sporco…

Frontpage Slideshow | Copyright © 2006-2011 JoomlaWorks Ltd.
Stampa
Feb
05

Maschere in festa tra le calli di Venezia

veneziaaperturaTesto di Caroline Jacques  

VENEZIA - Suggestiva, romantica, evanescente, seducente come una dama in maschera che si fa corteggiare per le calli e scompare ad ogni angolo. Venezia è davvero unica e, durante il Carnevale, la sua festa per eccellezza, lo è ancora di più. Una tradizione antica, conosciuta in tutto il mondo e che porta ogni anno centinaia di turisti nella laguna per celebrare il rito divertentosi. E pensare che Napoleone l'abolì, ma dal 1979 la tradizione è stata ripresa con grande successo. Fu il Settecento, il secolo "libertino", il periodo in cui il Carnevale ebbe il suo momento di maggior splendore, quando il classico travestimento della bauta era molto usato anche nella vita quotidiana e i veneziani lo sfruttavano in molteplici occasioni. Per bauta s'intende un manto nero chiamato tabarro, un tricorno nero che si indossava sul capo al di sopra del tabarro e una maschera bianca chiamata larva (che in latino significa fantasma o anche maschera).


Le dame indossavano invece un altro ben noto modello di maschera : la moretta. Era una maschera ovale di velluto nero e veniva utilizzata principalmente dalle nobildonne che si recavano in visita ai conventi di monache. Importata dalla Francia, si diffuse a Venezia con rapidità, in quanto donava un certo fascino essendo ornata di veli, velette e cappellini a larghe falde. Era anche una maschera muta (cosa non sgradita agli uomini) poichè inizialmente la si indossava tenendola in bocca con l'ausilio di un piccolo perno. Durante il Carnevale, i veneziani si concedevano ogni tipo di trasgressioni e bauta emoretta erano utilizzate per mantenere l'anonimato e consentire qualsiasi gioco proibito. Il tabarro era anche spesso indossato per nascondere armi e a questo proposito vennero emanati non pochi decreti per impedire alle maschere di utilizzare il mantello per scopi illegali. Si racconta che anche gli ecclesiastici e le monache erano soliti indossare la bauta per coprire le proprie avventure amorose.

Durante la Repubblica Serenissima, i festeggiamenti duravano quasi sei settimane, dal 26 dicembre fino a Martedì Grasso, quando si tollerava ogni forma di baldoria prima che le campane annunciassero l'inizio della Quaresima. Piazza San Marco e gli altri campi in tutta la città erano i palcoscenici ideali per organizzare festeggiamenti di ogni genere. La rappresentazione più spettacolare era il "volo dell'Angelo" adesso il "volo della Colombina": originariamente consisteva nelle acrobazie di un uomo, legato alla vita con corde, che veniva fatto scendere dalla cella del campanile di San Marco fino alla loggia di Palazzo Ducale per offrire al doge mazzetti di fiori e componimenti poetici. Naturalmente non potevano mancare le cortigiane, il cui mito nacque a Venezia nel Cinquecento: in una città cosmopolita come questa, dove gli stranieri non mancavano, il fenomeno era non solo ben tollerato ma anche incentivato.

Una tipica moda veneziana del Cinquecento era quella di esibire scollature ampie e generose, talmente generose che era abitudine ravvivarsi i capezzoli con un tocco di carminio. "Geishe dell'Occidente" venivano definite, modelle di grandi pittori, amate da sovrani e uomini di chiesa, non erano semplicemente prostitute di alto bordo, ma persone colte, intelligenti ed estremamente raffinate con abiti elegantissimi e chiome biondo rossastro, il famoso rosso Tiziano. In un tal contesto non poteva mancare il mezzo di trasporto che per milioni di turisti è diventato il simbolo stesso di Venezia: la gondola, unica imbarcazione al mondo lunga 11 metri dal peso di più di 600 chili a poter essere manovrata con facilità da una sola persona, con un solo remo. Asimmetrica, dato che il lato sinistro è più largo di quello destro di 24 centimetri, naviga inclinata su un fianco, con un fondo piatto che le consente di superare bassi fondali.

Per la sua costruzione vengono impiegati ben otto diversi tipi di legno e sono ben 280 le parti che la compongono con due soli elementi in metallo: il fèro (ferro) a sei denti di prora, la cui forma dovrebbe rappresentare l'andamento del Canal Grande, mentre i sei denti sarebbero i sei sestieri in cui è divisa la città; e il risso (riccio) di poppa, che simboleggia l'isola della Giudecca. Dopo il divertimento sfrenato di carnevale era di rigore il periodo di digiuno e penitenza quaresimale, e a tal motivo i dolci tipici del Carnevale veneziano sono molto grassi, fritti nell'olio e soprattutto molto saporiti. Un'occasione in più per andare a Venezia e assaggiare quello che per secoli è stato ritenuto il dolce nazionale della Repubblica Serenissima: la frittella o frìtola veneziana, la quale veniva prodotta esclusivamente dai fritoleri, con uova, farina, zucchero, uvetta e pinoli, e poi fritta in olio, grasso di maiale o burro. Altri dolci tipici  del carnevale con origini molto antiche, probabilmente di epoca romana, sono i galani, detti anche chiacchiere, crostoli o lattughe. C'è una lieve differenza che li distingue: non tanto l'impasto, quanto il suo spessore la forma: i galani, tipico dolce lagunare, sono sottili, friabili e la loro forma ricorda dei nastri, mentre i crostoli, tipici della terraferma, sono grossi rettangoli con una pasta più spessa e meno friabile. 

Foto di Caroline Jacques e Sonia Anselmo

compass1ok Clicca qui per vedere la mappa su Google

mondo Articoli correlati
Anguille e uccelli migratori nel Delta del Po