Otarie e pinguini a Phillip Island
COWES – È solo a un'ora di strada da una metropoli, ma ha il carattere della terra selvaggia, figlia della natura. Forse perché si trova in Australia, paese dove queste strane convivenze sono davvero possibili. Phillip Island, estremo sud dell'isola continente, stato di Victoria, è vicinissima a Melbourne, ma sembra distante anni luce. Soprattutto quando il campo visivo è occupato da otarie e pinguini invece che da grattacieli e auto. E anche se in realtà nella stessa Melbourne l'impatto della modernità urbana è assolutamente basso e armonico, Phillip Island è il classico rifugio nella natura. Lo spettacolo più caratteristico del luogo è la foltissima colonia di pinguini osservabile da apposite postazioni in modo da non disturbarne la normale attività. In realtà sembra che i pennuti (Pygoscelis adeliae) non siano dediti ad altra occupazione che compiere continue processioni dal mare alla terraferma e viceversa, ma è proprio in questi momenti che l'osservazione dà il meglio di sé, effettuabile per altro con la guida dei ranger locali per avere una spiegazione dettagliata delle abitudini di vita di questi animali.
E sempre per restare in argomento faunistico, a Phillip Island si può anche effettuare il sealwatching, cioè l'osservazione delle otarie. La colonia presente qui conta ben 16.000 individui ed è una delle più numerose di tutta l'Australia. Il periodo migliore è fra ottobre e dicembre, dopo che le femmine hanno partorito i cuccioli e quando l'intera colonia si dedica alle cure dei neonati. La natura continua poi a stupire con i classici animali australiani. A Phillip Island sono infatti presenti anche koala, canguri, wallaby e vombati. Questi ultimi sono fra i marsupiali meno noti e hanno l'aspetto di orsacchiotti con abitudini terricole e scavatrici, mentre i wallaby sono invece una versione ridotta del canguro. Per quanto riguarda i koala, sulla vicina French Island è presente una colonia di 1.500 simpatici mangiatori di eucalipto osservabili in natura, ma anche un centro di riabilitazione per esemplari malati. Per quanto riguarda la storia, l'arrivo degli europei a Phillip Island risale al 1798, quando l'esploratore e chirurgo della marina britannica George Bass approdò su queste coste il 5 gennaio. Purtroppo, i primi insediamenti che ne seguirono furono quelli dei cacciatori di otarie, le quali per fortuna oggi sono protette. Ai visitatori comunque, dopo aver passato ore ad osservare gli animali residenti, restano ancora innumerevoli attività, quasi tutte all'aria aperta, secondo il più tipico spirito australiano.
Le numerosissime spiagge invogliano infatti a praticare nuoto e snorkeling in sicurezza, mentre i più arditi potranno provare a cavalcare una tavola da surf. Non mancano poi le attività più tranquille come lunghe pedalate possibili nei chilometri di stradine e percorsi dedicati alle due ruote. O ancora il trekking. Uno dei percorsi più suggestivi porta da Bay, costeggiando le mangrovie, fino al centro di riabilitazione dei Koala a Rhyll. Una fitta rete di altri sentieri conduce fino alla cima delle scogliere da dove è possibile osservare le spettacolari coste dell'isola. Consigliati il Cape Woolamay trail, di otto chilometri e il George Bass coastal walk di sette. Quest'ultimo ha come punto di partenza una località che alle orecchie italiane suona familiare: San Remo. In buona compagnia del resto, considerato che a pochi chilometri di distanza, verso Melbourne, si trova la spiaggia di... Sorrento. Un percorso più lungo è invece la Touring route. Compresa la partenza da Melbourne, questa si percorre in una giornata e permette di effettuare l'intero periplo dell'isola. Oltre a San Remo, l'insediamento principale dell'isola è Cowes, una tranquilla località dove trovare alloggio e gustare specialità di pesce sui moli. Per gli amanti dello sport dei motori Cowes ospita anche un circuito, sede di gare MotoGp e Superbike, oltre che di altre categorie australiane di auto e moto.

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In collaborazione con www.visitmelbourne.com

















