Sulla Grande Barriera Australiana arrivano le tartarughe
Testo di Vincent Delisle HERON ISLAND - Si avvicina novembre e come ogni anno inizia sulle coste dell'Australia orientale la stagione in cui le tartarughe verdi approdano per deporre le uova. I grandi rettili pinnati, della specie Chelonia mydas, sono attratti in particolare dalle spiagge sabbiose di due isolotti al largo del Queensland, a cavallo del Tropico del Capricorno: Heron Island e Wilson Island. Le due prescelte non sono certo grandi isole. Come tante altre in queste acque del Mar dei Coralli, sono fette di terra di poche centinaia di metri di ampiezza, bordate di sabbia candida e con un cuore di verde e rigogliosa vegetazione. Ma lo spettacolo che al calar della sera si presenta praticamente ogni giorno e continua fino a febbraio è emozionante e permette di comprendere meglio i processi riproduttivi di questi splendidi animali. Ovviamente sempre con le dovute cautele, per evitare di disturbarli.
Heron Island, come si diceva, è un piccolo e piatto atollo corallino coperto da un fitto bosco che ha cominciato a formarsi circa 6.000 anni fa e che oggi fa parte di un parco naturale insulare. Ai margini della bianca spiaggia inizia però il coloratissimo mondo sottomarino della Grande Barriera Australiana con le migliori condizioni per lo snorkeling e le immersioni. Tutte le piante e gli animali dell'area ovviamente godono di protezione particolare e anche gli ospiti umani sono quindi tenuti a rispettare severe norme per la tutela ambientale. Le possibilità di alloggio tuttavia esistono e sono comode, tali da consentire un tranquillo soggiorno senza lo stress di doversi sentire estranei in un ambiente paradisiaco. Per arrivare sull'isola, da Gladstone, la città della costa più vicina, c'è un servizio quotidiano di elicotteri e barche a motore. Curiosamente, anche se oggi è un santuario per la protezione della tartaruga verde, in passato Heron Island ha basato la propria economia sull'inscatolamento della carne di questo rettile, pratica in uso a partire dagli anni Venti del Novecento e poi abbandonata.
A darle il nome invece fu il geologo di bordo della Fly, la nave inglese che, capitanata da Francis Blackwood, approdò qui nel 1843. Lo scienziato della marina di sua maestà notò la grande quantità di aironi (heron in inglese) che si nutrivano di pesce fra i coralli e battezzò l'isola di conseguenza. Negli anni Trenta, sempre del Novecento, ci si accorse invece del potenziale dell'atollo come meta turistica e vennero costruite le prime strutture ricettive, mentre nel 1943 fu finalmente istituito il parco nazionale. Questa fu anche la fortuna per le tartarughe, da quel momento divenute protette e intoccabili. A 15 chilometri da Heron Island si trova la quasi gemella Wilson Island. Anche questo è un affioramento minuscolo, visitabile a piedi interamente in non più di venti minuti e di natura corallina. Wilson Island offre alloggi tenda che possono accogliere fino a un massimo di dodici ospiti che a portata di mano possono trovare il reef, le spiagge e ambienti incontaminati, quali appunto le zone di riproduzione di tartarughe, ma anche di uccelli marini. Una precisazione, forse da prendere in modo positivo su un'isola simile: su Wilson non c'è copertura per i telefoni cellulari.
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Foto: www.wilsonisland.com e www.heronisland.com

















