Balkan Beat Box “Blue eyed Black boy” Crammed Disc
Intorno agli anni Sessanta al blues, la musica che è un pezzo di storia degli afroamericani, capitò una cosa strana. Alcuni musicisti bianchi che abitavano dall’altra parte dell’oceano se ne invaghirono, e cominciarono a suonarlo. Alexis Korner, John Mayall, Eric Clepton… Band come i Rolling Stones, gli Animals... Cominciarono a battere i santuari e le geografie del blues, prima reinterpretando i classici, e poi componendo in prima persona, contribuendo così a far evolvere un suono. Che da espressione di un popolo (quello afroamericano) divenne un genere musicale. E’ quello che sta accadendo oggi alla musica balcanica e questo nuovo album del curioso trio nato dall’incontro fortuito tra Tamir Muskat dei Gogol Bordello e Ori Kaplan dei Firewater, guidati e sostenuti dalla voce e dalle percussioni di Tomer Yosef, ne è la conferma. “Volevamo collaborare con dei veri musicisti zingari rom. La musica gitana e quella balcanica hanno un sound molto selvaggio, e visto che noi siamo punk nell'anima, per noi si tratta di una ricerca estremamente naturale". Una dichiarazione che spiega il perché del loro soggiorno a Belgrado, nella fase di gestazione e di realizzazione di questo nuovo lavoro. Un lavoro, come loro consuetudine, molto ricco. A partire dalle collaborazioni, che prevedono la partecipazione al progetto della Orkestar Jovice Ajdarevica, di Dragan Ristic dei Kal e di Svetlana Spajic. Variegate anche le misticanze di suoni e di lingue: dall’inglese divulgativo e antirazziale di Blue eyed black boy allo spagnolo delle marcette balcane (Marcha de la vida) che, sostenute da coralità messicane, avvicinano i due continenti. Molti brani strumentali (Smatron, Lijepa mare...), ritmi lenti e reggaeggianti, musica popolare gitana e groove elettronici. Persino l’invenzione di una Balcumbia… Energia pura e piena a cui anche i vostri piedi non sapranno resistere.

Intorno agli anni Sessanta al blues, la musica che è un pezzo di storia degli afroamericani, capitò una cosa strana. Alcuni musicisti bianchi che abitavano dall’altra parte dell’oceano se ne invaghirono, e cominciarono a suonarlo. Alexis Korner, John Mayall, Eric Clapton o band come i Rolling Stones e gli Animals cominciarono a battere i santuari e le geografie del blues, prima reinterpretando i classici, e poi componendo in prima persona, contribuendo così a far evolvere un suono. Che da espressione di un popolo (quello afroamericano) divenne un genere musicale. È quello che sta accadendo oggi alla musica balcanica e questo nuovo album del curioso trio nato dall’incontro fortuito tra Tamir Muskat dei Gogol Bordello e Ori Kaplan dei Firewater, guidati e sostenuti dalla voce e dalle percussioni di Tomer Yosef, ne è la conferma.