L'oro biondo del Québec

L'oro biondo del Québec

Testo di Iride ContiMONTRÉAL - Durante l'autunno gli aceri si infiammano di rosso e regalano un'atmosfera unica al Québec. Ma non è l'unica stagione importante per la regione francofona del Canada. La primavera è…

L'eleganza del Ring a Vienna

L'eleganza del Ring a Vienna

Testo di Sonia AnselmoVIENNA - Il cavaliere in armatura lancia lo sguardo giù, ai suoi piedi. Sembra scrutare il via vai della gente e dei tram sulla Ringstrasse e assiste, immobile, ai festeggiamenti per…

La Valletta, tra guerrieri e artisti

La Valletta, tra guerrieri e artisti

Testo di Gioia Stella Mesano LA VALLETTA - Guerriera e pacifica. Sospesa tra Medio Oriente e Occidente, tra Europa e mondo arabo. Le strade accecate dal sole e i muri dei palazzi sembrano raccontare…

Tè & sake, lo spirito del Giappone

Tè & sake, lo spirito del Giappone

Testo di Sonia Anselmo KYOTO - Sono più che simboli, talmente legati a tutti gli aspetti della vita quotidiana, alla tradizione, alle usanze, ai riti, alla cucina, alla storia, alla cultura. Sono l'essenza stessa…

Le orme di Santa Teresa ad Avila

Le orme di Santa Teresa ad Avila

Testo di Angela Rubino ÁVILA - Religione, storia, arte e cultura. Un mix legato a quella che è sicuramente una delle figure più importanti di Spagna, Santa Teresa d'Ávila. Quest'anno si festeggiano i cinquecento anni dalla…

Valle d'Aosta, terra di castelli

Valle d'Aosta, terra di castelli

Testo e foto di Luca TrambustiAOSTA - La fama della Valle d'Aosta è strettamente legata alle alte montagne, molte oltre i 4000, vette mitiche ed alle bianche piste  da sci in rinomate località…

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Ott
11

Mélissa Laveaux - "Camphor and Copper"

Montreal è una delle più intriganti città del mondo. Non è America, e nemmeno Europa. A modo suo però è, nel contempo, America e Europa. Crescere in un luogo così contraddittorio non può che fare bene ad uno spirito creativo. È quello che è capitato a Mélissa Laveaux, passaporto canadese e origini haitiane. Se fosse cresciuta in un’altra città probabilmente avrebbe avuto maggiori difficoltà  a intercambiare, con rara maestria,  francese e inglese, riuscendo ad esprimere sfumature con entrambe le lingue.

Se si pensa che alla ritmica fluidità dell’inglese e all’armonica sofistificatezza  del francese aggiunge la sincopata nonchalance del creolo… il gioco è fatto. Per esporre la sua arte la Laveaux non ha bisogno di una orchestra, e men che meno di effetti speciali. Le basta una chitarra (benedetto il giorno che il padre gliene regalò una d’occasione per il suo tredicesimo compleanno) e la sua voce sensualmente gutturale. Le sue influenze artistiche evidenziano una sorta di bulimia musicale: il folk indipendente canadese (Joni Mitchell, Sarah Harmer), il trip hop britannico (Martina Topley-Bird), la musica alternativa brasiliana (Adriana Calcanhotto, Os Mutantes), le star dell’hip hop e del nu-soul (Erikah Badu, Common, The Roots, The Fugees…), le grandi voci della tradizione afro-americana (Billie Holiday, Nina Simone, Aretha Franklin) e le lontane stelle della World Music (Rokia Traoré, Lhasa…). Tutto rinchiuso in una produzione minimalista, voce e chitarra. Un debutto coraggioso per una ventiquattrenne di cui si sentirà parlare…  www.melissalaveaux.com
No Format/Spingo

A cura di Claudio Agostoni per Radio Popolare