In Cammino con Annibale

In Cammino con Annibale

Testo di Sonia AnselmoTUORO SUL TRASIMENO - I girasoli tingono di giallo i campi, piegando la gigantesca corolla al sole che tramonta sul lago. Trasmettono una sensazione di pace, eppure qui si combattè una delle…

Leoni marini e granchi a San Francisco

Leoni marini e granchi a San Francisco

Testo di Gioia Stella MesanoSAN FRANCISCO - Il rumore è quasi assordante, sembra un tuono prorogato nell'etere, un rimbonbo animalesco. Ci si guarda intorno alla ricerca di dove possa provenire, niente. Basta…

Urbino, il Duca abita qui

Urbino, il Duca abita qui

Testo di Maria Luisa BruschetiniURBINO - Anche solo passando lungo la strada che la costeggia non ci si può dimenticare di Urbino e del suo profilo perfetto da scenografia rinascimentale. Della città sinuosamente…

Il grande cuore dei villaggi del nord della Thailandia

Il grande cuore dei villaggi del nord della Thailandia

Testo e foto di Sonia Anselmo MAE KAMPONG - L'acqua scende dalla cascata e fa un rumore lieve che rimane in sottofondo giorno e notte, qualsiasi cosa si faccia.  Sembra una dolce cantilena,…

Bruxelles e le begonie in piazza

Bruxelles e le begonie in piazza

Testo Angela Rubino BRUXELLES - Colori e profumi per un kilim unico al mondo in una piazza altrettanto speciale. Un tappeto di fiori, in particolare di begonie, si stende sulla Grand Place di Bruxelles…

Spoltore, cultura, festival e birra

Spoltore, cultura, festival e birra

Testo di Angela Rubino SPOLTORE - Un palcoscenico medievale tra la collina e il mare. Spoltore, borgo incantato alle spalle di Pescara, sembra proprio stato ideato come luogo per manifestazioni artistiche. Non a caso,…

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Ott
11

Mélissa Laveaux - "Camphor and Copper"

Montreal è una delle più intriganti città del mondo. Non è America, e nemmeno Europa. A modo suo però è, nel contempo, America e Europa. Crescere in un luogo così contraddittorio non può che fare bene ad uno spirito creativo. È quello che è capitato a Mélissa Laveaux, passaporto canadese e origini haitiane. Se fosse cresciuta in un’altra città probabilmente avrebbe avuto maggiori difficoltà  a intercambiare, con rara maestria,  francese e inglese, riuscendo ad esprimere sfumature con entrambe le lingue.

Se si pensa che alla ritmica fluidità dell’inglese e all’armonica sofistificatezza  del francese aggiunge la sincopata nonchalance del creolo… il gioco è fatto. Per esporre la sua arte la Laveaux non ha bisogno di una orchestra, e men che meno di effetti speciali. Le basta una chitarra (benedetto il giorno che il padre gliene regalò una d’occasione per il suo tredicesimo compleanno) e la sua voce sensualmente gutturale. Le sue influenze artistiche evidenziano una sorta di bulimia musicale: il folk indipendente canadese (Joni Mitchell, Sarah Harmer), il trip hop britannico (Martina Topley-Bird), la musica alternativa brasiliana (Adriana Calcanhotto, Os Mutantes), le star dell’hip hop e del nu-soul (Erikah Badu, Common, The Roots, The Fugees…), le grandi voci della tradizione afro-americana (Billie Holiday, Nina Simone, Aretha Franklin) e le lontane stelle della World Music (Rokia Traoré, Lhasa…). Tutto rinchiuso in una produzione minimalista, voce e chitarra. Un debutto coraggioso per una ventiquattrenne di cui si sentirà parlare…  www.melissalaveaux.com
No Format/Spingo

A cura di Claudio Agostoni per Radio Popolare