Stromboli, perla nera dell'Eolie

Stromboli, perla nera dell'Eolie

Testo di Angela Rubino GINOSTRA - Fuori stagione, quando l'aria rarefatta sa di primavera e non c'è ancora la folla, il fascino è ancora maggiore. L'acqua può essere calda, l'orizzonte limpido e la tranquillità…

Bologna, vocazione musicale

Bologna, vocazione musicale

Testo di Massimo Bernardi BOLOGNA - Musica, cultura e torri. Bologna è legata indissolubilmente a queste caratteristiche, con uno dei centri storici più estesi d'Italia, una delle Università più antiche e i tanti musicisti…

Londra da mangiare al Borough Market

Londra da mangiare al Borough Market

Testo di Claudia Di Meo LONDRA - Sotto la curva del fiume. Giusto all'angolo con London Bridge. Tra il gotico romano della Southwark Cathedral, il moderno dello Shard e il fiume lento  che…

Le rotte golose della Normandia

Le rotte golose della Normandia

Testo di Gioia Stella Mesano ROUEN - È  la terra adatta ai golosi. Formaggi, frutti di mare, mele e liquore. Un trionfo ricco di gusto per una meta che  offre tantissimo agli appassionati di…

A casa di Shakespeare

A casa di Shakespeare

Testo e foto di Sonia AnselmoSTRATFORD UPON AVON - Le famiglie si godono il picnic sui prati o sotto la magnolia in fiore, le coppie remano sulle barchette sulle acque calme, i bambini danno…

Nikko e il fascino antico del Giappone

Nikko e il fascino antico del Giappone

Testo di Sonia Anselmo NIKKO - La neve depositata sulla strada, accanto ai templi, sulle scale, forma uno spesso strato. Mentre un monaco si  dà da fare per spalarla, il suo bianco sporco…

Frontpage Slideshow | Copyright © 2006-2011 JoomlaWorks Ltd.
Stampa
Ott
11

Mélissa Laveaux - "Camphor and Copper"

Montreal è una delle più intriganti città del mondo. Non è America, e nemmeno Europa. A modo suo però è, nel contempo, America e Europa. Crescere in un luogo così contraddittorio non può che fare bene ad uno spirito creativo. È quello che è capitato a Mélissa Laveaux, passaporto canadese e origini haitiane. Se fosse cresciuta in un’altra città probabilmente avrebbe avuto maggiori difficoltà  a intercambiare, con rara maestria,  francese e inglese, riuscendo ad esprimere sfumature con entrambe le lingue.

Se si pensa che alla ritmica fluidità dell’inglese e all’armonica sofistificatezza  del francese aggiunge la sincopata nonchalance del creolo… il gioco è fatto. Per esporre la sua arte la Laveaux non ha bisogno di una orchestra, e men che meno di effetti speciali. Le basta una chitarra (benedetto il giorno che il padre gliene regalò una d’occasione per il suo tredicesimo compleanno) e la sua voce sensualmente gutturale. Le sue influenze artistiche evidenziano una sorta di bulimia musicale: il folk indipendente canadese (Joni Mitchell, Sarah Harmer), il trip hop britannico (Martina Topley-Bird), la musica alternativa brasiliana (Adriana Calcanhotto, Os Mutantes), le star dell’hip hop e del nu-soul (Erikah Badu, Common, The Roots, The Fugees…), le grandi voci della tradizione afro-americana (Billie Holiday, Nina Simone, Aretha Franklin) e le lontane stelle della World Music (Rokia Traoré, Lhasa…). Tutto rinchiuso in una produzione minimalista, voce e chitarra. Un debutto coraggioso per una ventiquattrenne di cui si sentirà parlare…  www.melissalaveaux.com
No Format/Spingo

A cura di Claudio Agostoni per Radio Popolare