Graz, dove il passato incontra il futuro

Graz, dove il passato incontra il futuro

Testo di Sonia AnselmoGRAZ - Il campanile della chiesa di San Francesco, al di là del fiume, si sdoppia specchiandosi sulla Bolla Blu avvenieristica. L'oblò del museo incornicia l'orologio della torre. Enormi buche di…

Svizzera d'inverno, tra sport e feste

Svizzera d'inverno, tra sport e feste

Testo di Angela Rubino ZERMATT - Le foto e i filmati d'epoca, rigorosamente in bianco e nero, fanno commuovere e un po' sorridere. Sciatori abbigliati con bizzare tenute, goffi movimenti sulla slitta o trainati…

Stoccolma, un caldo Natale

Stoccolma, un caldo Natale

Testo di Iride Conti STOCCOLMA- Calore nel grande nord, mentre le luci di Natale illuminano le vie e scaldano gli animi. Dicembre è un mese particolare per Stoccolma e la Svezia. Quando la temperatura…

Alla scoperta di Graz con il Gastro-Tour

Alla scoperta di Graz con il Gastro-Tour

Testo di Sonia AnselmoGRAZ - Non è ancora l'alba e Graz è già animata. I numerosi contadini della regione sistemano la merce appena raccolta sulle bancarelle: è il mercato contadino, dal lunedì al sabato…

Sabbioneta e il sogno dei Gonzaga

Sabbioneta e il sogno dei Gonzaga

Testo di Gioia Stella Mesano SABBIONETA - Racconta la storia di un sogno. Quello di Vespasiano Gonzaga Colonna, del ramo cadetto dell'importante famiglia di Mantova, che volle costruire durante il Cinquecento una città ideale.…

Mekong dal fascino senza tempo

Mekong dal fascino senza tempo

Testo e foto di Sonia Anselmo CAN THO - Il piccolo sampam sembra volare sulla superficie, mentre la ragazza dal cappello a cono rema senza sosta. Il canale è affollato di altre imbarcazioni uguali,…

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Ott
11

Mélissa Laveaux - "Camphor and Copper"

Montreal è una delle più intriganti città del mondo. Non è America, e nemmeno Europa. A modo suo però è, nel contempo, America e Europa. Crescere in un luogo così contraddittorio non può che fare bene ad uno spirito creativo. È quello che è capitato a Mélissa Laveaux, passaporto canadese e origini haitiane. Se fosse cresciuta in un’altra città probabilmente avrebbe avuto maggiori difficoltà  a intercambiare, con rara maestria,  francese e inglese, riuscendo ad esprimere sfumature con entrambe le lingue.

Se si pensa che alla ritmica fluidità dell’inglese e all’armonica sofistificatezza  del francese aggiunge la sincopata nonchalance del creolo… il gioco è fatto. Per esporre la sua arte la Laveaux non ha bisogno di una orchestra, e men che meno di effetti speciali. Le basta una chitarra (benedetto il giorno che il padre gliene regalò una d’occasione per il suo tredicesimo compleanno) e la sua voce sensualmente gutturale. Le sue influenze artistiche evidenziano una sorta di bulimia musicale: il folk indipendente canadese (Joni Mitchell, Sarah Harmer), il trip hop britannico (Martina Topley-Bird), la musica alternativa brasiliana (Adriana Calcanhotto, Os Mutantes), le star dell’hip hop e del nu-soul (Erikah Badu, Common, The Roots, The Fugees…), le grandi voci della tradizione afro-americana (Billie Holiday, Nina Simone, Aretha Franklin) e le lontane stelle della World Music (Rokia Traoré, Lhasa…). Tutto rinchiuso in una produzione minimalista, voce e chitarra. Un debutto coraggioso per una ventiquattrenne di cui si sentirà parlare…  www.melissalaveaux.com
No Format/Spingo

A cura di Claudio Agostoni per Radio Popolare