Cinque domande a... Frida Neri
La sua musica risente delle influenze assorbite durante i viaggi fatti. Frida Neri, classe 1981, nata a Formia ma cresciuta tra il Molise e le Marche, è una cantautrice emergente. Attratta da molteplici mondi, suona la chitarra, studia canto lirico, ha una lunga esperienza di concerti in giro per l'Italia, ha vinto svariati premi tra cui la XII edizione del concorso nazionale Premio Augusto Daolio, che le ha dato la possibilità di aprire alcuni live dei Nomadi. Nel suo nuovo EP omonimo, propone sonorità dolce e grintose per i cinque brani inediti: canzoni d'autore che spaziano dalle ambietazioni visionarie di "Alle soglie dell'Aurora" alla sottile analisi dell'amore in "Al matrimonio", fino al tema del viaggio e della continua ricerca di "Siberiana".Come ti prepari a un viaggio?
"Praticamente, faccio liste su liste per non dimenticare le cose importanti. Mentalmente entro in uno stato davvero particolare. Mi rilassa molto l'idea di partire, nello stesso tempo mi agita sapere che incontrerò "il nuovo". Comincio a diventare curiosa e silenziosa".
Cosa non dimentichi mai di mettere in valigia?
"Il mio taccuino. E’ di vitale importanza per me poter fissare momenti e pensieri su un piccolo quaderno. E' un rito che mi dice quanto il viaggio sia una dimensione prima di tutto esistenziale, uno stato dell'anima".
Quale è il posto o il viaggio che ti è rimasto nel cuore?
"Avevo una ventina d'anni e fin dai sedici avevo sviluppato una grande passione per l'antica civiltà dei celti, per la visione del mondo di questa popolazione il cui fascino è arrivato intaccato sino ai giorni nostri. Sognavo i campi verdi del Nord Europa, sognavo le grandi pietre sacre, i circoli e le tombe. E finalmente, nel giro di due anni, riuscì a vedere i campi di menhir di Carnac in Bretagna e gli Stonhenge della valle del Boyle in Irlanda. Esattamente nei due momenti in cui mi trovavo rispettivamente vicinissima a quelle pietre, ho avuto davvero delle sensazioni indescrivibili (nonostante i turisti in Irlanda!!). Non era solo un sogno che si realizzava, assomigliava di più ad un ritrovare qualcosa che si era perso, un luogo o un'atmosfera. Insomma, mi sembrava di essere legata a quei luoghi in un modo profondo e misterioso".
Quale musica ascolteresti per ricordare le emozioni di quel viaggio?
"Sicuramente le sonorità malinconiche e solenni della musica celtica, le cornamuse, i violini tristi, l'energia primordiale del bodhran..."
Quale è il cibo più strano o particolare che hai assaggiato durante un viaggio?
"Il cibo più particolare - non in senso culinario, ma simbolico - è stato un tè chai preparato con grande cura e generosità da un anziano yogi in un antico tempio di Orchha, in India. Ogni suo singolo gesto - lento, precisamente calcolato e compiuto ad arte - era un rito in cui aveva deciso di coinvolgere l'ospite, con la grazia più solenne che io abbia mai visto".

















