Max Ionata, un sax stregato dal Giappone
Classe 1972, Max Ionata è considerato uno dei sassofonisti più interessanti del panorama jazzistico italiano. Si è avvicinato alla musica non proprio giovanissimo, come dichiara anch'egli, e ha iniziato la carriera professionale nel 2005 trasferendosi a Roma dalla natia Atessa, in Abruzzo. Da allora però ha collezionato successi e approvazioni da parte di critica e pubblico. Ha suonato in alcuni tra i più importanti jazz club e jazz festivals al mondo e ha collaborato con grandi musicisti come Robin Eubanks, Reuben Rogers, Clarence Penn, Lenny White, Steve Grossman, Roberto Gatto, Gegè Telesforo, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Rosario Bonaccorso, Mario Biondi, Renzo Arbore e molti altri. Conduce anche un'intensa attività concertistica e discografica in Italia e all'estero, in particolare in Giappone dove gode di una notevole fama artistica. Tra i riconoscimenti internazionali si è aggiudicato il premio "Massimo Urbani" per la sezione fiati nel 2000, il primo premio al Concorso Nazionale di Jazz "Baronissi", sempre nel 2000 e il premio del pubblico al concorso internazionale "Tramplin Jazz D’Avignon" in Francia nel 2002. La rivista giapponese Jazzlife lo ha segnalato come "uno di quei sassofonisti che hanno aperto una nuova frontiera nel jazz". Il 18 ottobre uscirà l'album "A kind of trio", realizzato con Clarence Penn e Reuben Rogers.
"Al Giappone devo tanto anche artisticamente, ma al di là di questo trovo che sia veramente una terra meravigliosa. Ho visto anche altri Paesi in Oriente, dalla Cina alla Thailandia, ma nel Sol Levante ho avuto davvero l'impressione di sbarcare in un mondo diverso e questa sensazione parte dal contatto con la gente, che vive secondo canoni e valori speciali, come il rispetto per l'individuo. Ed è proprio questo che mi ha colpito di più: l'importanza del rapporto umano, considerato che stiamo parlando di un Paese che viene spesso raffigurato come la sintesi della modernità spersonalizzante. Ricordo ancora quando arrivai in Giappone le prime volte per brevi concerti per sax solo o showcase nei negozi di dischi organizzati dal mio agente. La cosa curiosa è che il pubblico mi vedeva già come una star, dal momento dell'ascolto fino all'inevitabile, ma per me allora ancora sorprendente, balletto degli autografi. Alcuni incredibilmente mi portavano anche piccoli doni o dolci, un'esternazione di affetto e stima, ma soprattutto di educazione incredibile. Ecco, a proposito di educazione e rispetto, valore molto sentito come dicevo prima, anche i fan che chiedevano di poter avere una foto con me non lo facevano mai con invadenza e nelle pose erano sempre molto attenti alla prossimità corporea. Per non parlare degli immancabili inchini di ringraziamento.
E poi una grande scoperta è stata la cucina, molto più variegata di quello che in Occidente possiamo immaginare. Si potrebbero variare piatti per ogni giorno dell'anno senza stancarsi mai. Spesso nei posti più alla mano (e qui vorrei spezzare una lancia a favore dei prezzi giapponesi, che quando sono popolari lo sono davvero) mi sembrava di essere nel cartone animato 'Kiss Me Licia', dove il padre della protagonista gestisce un ristorantino. Insomma, in Giappone andrei a vivere da domani... anzi da ieri. Viaggiando anche in Cina ho potuto poi osservare le differenze culturali fra i due Paesi. Ho suonato al padiglione italiano per l'Expo 2010 di Shanghai con Gegè Telesforo e devo dire che la cultura popolare in Cina è un po' più diretta, senza troppe attenzioni alla forma... diciamo che è un tipo di entusiasmo diversamente codificato. Ma comunque anche lì l'interesse per la musica e la cultura in generale è molto alto e ho anche visto e sentito piccole band locali di ottimo livello. Un ultimo pensiero lo vorrei dedicare ancora al Giappone, e rivolgerlo soprattutto ai lutti causati dai disastri naturali di quest'anno. La cosa mi ha toccato molto, come artista e come persona e mi ha anche tolto la possibilità di rivedere una terra amata, dove avrei dovuto tornare la primavera scorsa, ma poi la tournée ovviamente è stata annullata. Inutile dire che appena possibile tredici ore di aereo le rifarò volentieri".Foto: Andrea Buccella, Kaichi Otomo

















